La storia delle Isole Tremiti è più stratificata di quanto suggerisca la loro dimensione: cinque scogli nell’Adriatico settentrionale che in tremila anni sono stati alternativamente un mito greco, una colonia monastica benedettina, una fortezza papale, una colonia penale borbonica, un confino antifascista e una colonia per omosessuali italiani durante la Repubblica.
Il mito di Diomede
Le Tremiti compaiono nei poemi omerici come “Insulae Diomedeae”, le isole di Diomede, l’eroe acheo della guerra di Troia. Secondo la tradizione, dopo il sacco di Troia Diomede non riuscì a rientrare ad Argo (la moglie aveva trovato un altro re), e dopo lunghe peregrinazioni nell’Adriatico si stabilì sulla costa italiana. Alla sua morte, narra Virgilio nell’Eneide, i suoi compagni vennero trasformati dagli dei in uccelli marini — i “diomedea” — che ancora oggi popolerebbero le scogliere dell’arcipelago. Il diomedea è in realtà la berta maggiore (Calonectris diomedea), un uccello pelagico che nidifica anche alle Tremiti.
Una variante del mito vuole che Diomede stesso sia sepolto su una delle isole — più probabilmente Pianosa o San Nicola — e che il suo tumulo sia ancora visibile, anche se nessuno scavo archeologico moderno ha confermato la presenza di sepolture pre-romane.
Età romana
In età romana le Tremiti erano usate come luogo di esilio per personaggi scomodi della famiglia imperiale. Tra il 14 e il 28 d.C. vi fu confinata Giulia Maggiore, nipote di Augusto, e successivamente Giulia Minore, sorella di Caligola. La tradizione vuole che entrambe siano morte sull’arcipelago, anche se le fonti antiche sono contraddittorie. È l’inizio di una vocazione “carceraria” che le Tremiti avrebbero mantenuto, con interruzioni, per duemila anni.
L’abbazia benedettina (IX-XIV secolo)
Nel IX secolo monaci benedettini provenienti da Montecassino fondarono sull’isola di San Nicola l’abbazia di Santa Maria a Mare. Era una posizione strategica nell’Adriatico medievale: a metà strada tra l’Italia centrale, la Dalmazia e i Balcani, in un mare allora attraversato da rotte commerciali bizantine, veneziane, normanne e arabe.
Tra il X e il XII secolo l’abbazia divenne una delle più ricche e potenti dell’Italia meridionale: possedeva terreni in Puglia, Molise e Abruzzo, riscuoteva dazi sulle navi che passavano nelle acque circostanti, e armava una piccola flotta per difendersi dai pirati. Nel 1010 papa Sergio IV ne riconobbe l’autonomia. Nel 1064 i monaci commissionarono il mosaico pavimentale policromo della chiesa abbaziale, che ancora oggi è uno dei meglio conservati dell’Italia meridionale.
Dal XII secolo l’abbazia passò ai cistercensi, poi ai lateranensi, infine ai cassinesi. Le incursioni dei pirati turchi e saraceni si intensificarono nel XV secolo: nel 1567 una flotta saracena saccheggiò San Nicola, uccise diciassette monaci e rapì oltre cento abitanti. Per rispondere a queste minacce, tra Cinquecento e Seicento fu completata la cinta fortificata ancora oggi visibile, con le tre porte (Porta del Mare, Porta del Cattivo Tempo, Porta del Castello) e il castello dei Badiali.
La colonia penale borbonica
Nel 1782 Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, soppresse l’abbazia e trasformò le Tremiti in colonia penale. Vi venivano spediti criminali comuni, ergastolani e oppositori politici del regno. La colonia funzionò per circa cento anni, fino alla fine dell’Ottocento, in condizioni progressivamente più dure: i confinati lavoravano nelle saline, nei vigneti dell’isola e nella manutenzione delle fortificazioni.
Dopo l’Unità d’Italia (1861) il Regno d’Italia mantenne la funzione carceraria delle Tremiti, ma con minore intensità. Alla fine dell’Ottocento la colonia fu progressivamente svuotata.
Il confino fascista e i confinati antifascisti
Con l’avvento del fascismo, nel 1926 il regime di Mussolini riattivò le Tremiti come colonia di confino politico. Vi furono inviati esponenti dell’antifascismo, intellettuali, giornalisti, oppositori del regime. Tra i confinati più noti: Sandro Pertini (futuro presidente della Repubblica, confinato nel 1929-30, in attesa di trasferimento a Ponza), Tommaso Fiore (scrittore e antifascista pugliese), Camilla Ravera (dirigente comunista) e numerosi altri.
I confinati venivano alloggiati in baracche e camere ricavate negli edifici dismessi dell’abbazia. Avevano un sussidio di pochi soldi al giorno, dovevano firmare al casermaggio due volte al giorno e non potevano uscire da San Nicola senza permesso. Le condizioni erano dure ma non disumane; molti dei confinati riuscivano a leggere, scrivere e mantenere contatti con l’esterno.
I confinati omosessuali del 1955
Una delle pagine più oscure della storia repubblicana coinvolge le Tremiti nel 1955. Con il governo Scelba, circa 300 uomini omosessuali italiani furono spediti al confino sulle Tremiti senza processo, sulla base di sospetti di “pericolo per la pubblica morale”. L’operazione fu organizzata dal Ministero dell’Interno e dalle questure di Roma, Napoli e Catania.
I confinati restarono a San Nicola fino al 1959, in condizioni estremamente difficili: erano osteggiati dalla popolazione locale, mal nutriti, costretti al lavoro forzato. La vicenda è stata a lungo rimossa dalla memoria pubblica italiana ed è stata ricostruita solo a partire dagli anni Duemila, con il libro La città e l’isola di Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio (Donzelli, 2006) e il film documentario Nessuno parlerà di noi (2025).
L’epoca contemporanea
Dal 1968 le Tremiti sono diventate stabilmente un Comune della Repubblica Italiana, con sede a San Nicola. Dal 1989, con la legge istitutiva dell’Area Marina Protetta, l’arcipelago è una Riserva Naturale Marina protetta dal Ministero dell’Ambiente, suddivisa in zone A, B e C con diversi livelli di tutela. Negli anni Settanta e Ottanta le Tremiti diventano una meta del turismo balneare italiano; Lucio Dalla, che qui aveva una casa a San Domino, ne ha fatto un riferimento popolare con la canzone “Com’è profondo il mare”.
Oggi l’arcipelago conta poco meno di cinquecento residenti permanenti e accoglie circa 120.000 visitatori all’anno, concentrati nei mesi di luglio e agosto. La sfida attuale è bilanciare turismo, protezione ambientale e qualità della vita dei residenti — un equilibrio che la Riserva Marina ha contribuito a mantenere meglio rispetto ad altre destinazioni costiere dell’Adriatico.
Per visitare i luoghi storici dell’arcipelago, vedi San Nicola: abbazia e fortezza e cosa vedere alle Tremiti.